Il tuo cane piange se rimane solo in casa?

Tutte le volte che devi uscire di casa devi farti in quattro per non lasciare il cane da solo? Hai paura che abbaiando o piangendo possa disturbare il vicinato? Oppure hai un cucciolo e vuoi prevenire il problema ma non sai cosa fare?

Se ti ritrovi in una di queste situazioni sei nel posto giusto perché in questa guida insegneremo al tuo cane a stare a casa da solo senza piangere.

Il cane incapace di gestire la solitudine è una seccatura cui devono far fronte moltissimi proprietari, per questo motivo ho preparato una guida step by step per aiutarti a superare definitivamente il problema. Di seguito troverai 3 azioni da fare e la mia esperienza personale in cui spiego come mi sono comportato con Rio, il mio cane.

Nello specifico affronteremo:

  • Come definire la tua situazione;
  • Come individuare la causa del problema;
  • Mettere in pratica la soluzione;
  • La mia personale esperienza con Rio.

Premesse fatte, iniziamo!

AZIONE #1: DEFINISCI LA TUA SITUAZIONE

Se il tuo cane non è in grado di stare a casa da solo con tutta probabilità avrai già cercato consigli altrove ritrovandoti con le idee più confuse di prima.

Molti consigli che si trovano online sono fuorvianti in quanto partono da presupposti sbagliati e non spiegano come analizzare la situazione nello specifico.

Ricorda: ogni problema dev’essere risolto sulla base della propria specifica situazione.

A tal proposito la prima azione che ti chiederò in questa guida sarà definire la tua situazione specifica rispondendo a queste semplici domande:

  • Hai un cucciolo o un adulto? Da quanto tempo? Il cane ha sempre pianto se lasciato solo a casa o ha iniziato dopo un avvenimento particolare (es. trasloco o adozione da canile)?
  • Come si comporta il cane nel quotidiano, tutte le volte che ti muovi per casa noti che ti segue a ruota o non ha problemi a stare solo in un’altra stanza?
  • Come ti comporti nei suoi confronti, lo cerchi spesso, senti di frequente la necessità di sapere dove si trova oppure accetti le distanze senza problemi?

Rispondere a queste domande nel dettaglio è necessario per risolvere il problema perché ti permetterà di intraprendere un percorso verso una maggiore consapevolezza della tua situazione e ti spianerà la strada per la prossima azione.

AZIONE #2: INDIVIDUA LA CAUSA DEL PROBLEMA

Ogni cane è un individuo a sé, con un passato e delle esperienze uniche.

Dopo aver risposto alle domande precedenti l’azione successiva sarà individuare la causa del problema.

“Ok ma come faccio??!”

Non ti preoccupare la troveremo insieme. Di seguito scriverò le possibili cause che fanno piangere il tuo cane quando rimane a casa da solo e successivamente per ognuna di esse ti dirò come risolvere il problema.

AZIONE #3: METTI IN PRATICA LA SOLUZIONE

Sotto ogni possibile causa troverai la “SOLUZIONE DA METTERE IN PRATICA”.

Mi raccomando è necessario che tu metta in pratica quanto dico se hai davvero intenzione di risolvere il problema. Tra le 3 azioni questa è sicuramente quella più importante.

Non mi dilungo ulteriormente, spetta a te fare la differenza!

CAUSA N°1: HAI APPENA PRESO UN CUCCIOLO

Se di recente è entrato a far parte della tua vita un cucciolo dovrai armarti di pazienza perché dovrà abituarsi a te e al nuovo ambiente. Ci sono cani che dove li metti stanno ed altri che dove li metti fanno danni. Tutti i cuccioli nel primo periodo fanno danni: mordono qualsiasi cosa a portata di bocca, pigolano insistentemente in cerca di attenzioni, urinano dove capita. Non preoccuparti all’inizio sarà del tutto normale! Ci siamo passati tutti.

Per un cucciolo è fisiologico, inizialmente, non riuscire a gestire correttamente la solitudine in quanto non ne ha le capacità dato che non c’è mai stato. Ricordiamo che nei due mesi precedenti è stato abituato a vivere 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 a stretto contatto con la mamma e i fratelli di cucciolata. Questo significa che la causa del problema nasce dal fatto che il cucciolo non è abituato a stare solo e pertanto dovremo fare in modo che inizi ad acquisire gradualmente gli strumenti emotivi necessari per gestire il distacco.

SOLUZIONE DA METTERE IN PRATICA

Quando si parla di cuccioli spesso si danno per scontate molte cose, prima tra tutte che per lui sia normale a 2 o 3 mesi essere tolto dalla madre e dai fratelli per essere adottato da una famiglia di perfetti sconosciuti.

No, non è normale! E come abbiamo visto se il cucciolo piange quando sta a casa da solo è dovuto al fatto che deve ancora prendere fiducia del nuovo ambiente che lo circonda.

Per fare in modo che il cane si abitui al nuovo contesto possiamo lavorare su diversi fronti tra cui:

  • La sicurezza in se stesso;
  • Il contesto di vita;
  • L’educazione fornita;

Di seguito ti darò spunti pratici per migliorare ognuno di questi aspetti al fine di aiutare il cucciolo ad abituarsi alla sua nuova vita con te.

La sicurezza in se stesso

Ci sono cuccioli che per indole sono più propensi ad avere maggiore sicurezza in se stessi ed altri meno. Ma non si tratta solo di genetica perché è possibile allenare la fiducia in se stesso del cucciolo.

Come? Attraverso le esperienze.

Un cucciolo nei primi mesi di vita è curioso, odora e mangia qualsiasi cosa gli capiti per naso e bocca ed ama esplorare l’ambiente che lo circonda. E se da un lato dobbiamo prestare attenzione che non addenti cose pericolose, dall’altro dobbiamo approfittare di questa finestra temporale per fargli conoscere quanti più stimoli possibile in maniera divertente e positiva.

Un cane che non esplora il mondo crescerà insicuro e timoroso.

Giornate al mare, in montagna, al lago, nei parchi, nel bosco, nelle aree canine, viaggi in macchina, esperienze in automobile, in ascensore, sulle scale mobili, praticare attività sportive il tutto sia in presenza di altri cani che in solitudine… sono tutti esempi di attività che dobbiamo far svolgere al cucciolo. In generale la parola d’ordine è FARE perché quante più esperienze farà il cucciolo e tanto più sarà in grado di sviluppare sicurezza in se stesso affrontando al meglio timori e ansie come appunto restare a casa da solo.

In definitiva il modo migliore per permettere al cucciolo di sviluppare sicurezza in se stesso è attraverso le esperienze.

Il discorso è valido solo per i cuccioli? NO! Il discorso si può ampliare anche ai cani che hanno raggiunto l’età adulta, tuttavia dobbiamo tenere presente che questi, facendo riferimento a soggetti insicuri e/o paurosi, hanno perso la peculiarità che contraddistingue l’età infantile, ovvero la curiosità, per lasciare spazio alla paura: emozione primaria maggiormente utile alla conservazione della specie.

Il contesto di vita

Possiamo definire il contesto in cui vive il cane come l’insieme degli elementi che assumono per lui un proprio significato. La figura di riferimento, per esempio, non è chi sulla carta viene considerato per legge il proprietario del cane, bensì chi dedica più tempo alle sue cure e ai suoi bisogni.

Un contesto di vita sereno dev’essere esente da stress: litigi in casa, veemenze sul cane e in generale qualsiasi tipo di violenza (fisica e psicologica), impattano negativamente sulla psiche del cane.

Il cane assorbe tutte le nostre emozioni. Sia negative che positive.

È nostro compito creare equilibrio nell’ambiente e coerenza nella figura di riferimento. Così facendo permetteremo al cane di considerare tranquillo il contesto in cui vive anche nei momenti in cui deve restare a casa da solo.

L’educazione fornita

Alcuni proprietari considerano l’educazione come una limitazione dei comportamenti del proprio cane.

Non è così! Anzi è vero il contrario.

Una corretta educazione fornisce al cane gli strumenti necessari per affrontare al meglio gli stimoli della vita quotidiana.

Inutile girarci intorno: un cane ineducato è un cane incapace di vivere correttamente nella nostra società.

Insegnare al cane regole precise da rispettare consentirà lui di sviluppare autoregolazione nei confronti degli stimoli esterni. Un cane che al minimo capriccio viene accontentato è un soggetto incapace di gestire la frustrazione.

Un esempio di insegnamento che reputo molto importante per l’educazione del cane è il comando “resta”.

Tale insegnamento permette al cane di sviluppare calma e autocontrollo di fronte a stimoli esterni, capacità molto utili nei contesti in cui non è in grado di gestire le proprie emozioni come ansia o frustrazione.

Un altro insegnamento che dovremmo fornire al cane consiste nel riuscire a restare da solo in un’altra stanza. Facciamo attenzione ad eliminare tutti gli oggetti che potrebbero metterlo in pericolo (cavi del pc / prese di ricarica del telefono e qualsiasi oggetto ornamentale alla sua portata) e lasciamogli i propri spazi. Non cerchiamo sempre il suo contatto, impediamogli di seguirci ovunque, se necessario chiudiamoci per qualche minuto in altre stanze, dormiamo in luoghi diversi. Tutte queste accortezze consentono al cane di affrontare la solitudine per piccoli momenti abituandolo e dimostrandogli che non è la fine del mondo!

Se si parla espressamente di un cucciolo a maggior ragione bisognerà lasciargli i propri spazi. So bene che all’inizio il cane rappresenta la novità con la quale vorremmo passare tutto il giorno insieme, tuttavia è importante sviluppare in lui l’indipendenza che gli permetterà di gestire correttamente la solitudine e pertanto sarà nostro compito non disturbarlo se ad esempio lo vediamo giocare da solo in un’altra stanza da solo.

Se noti invece che ti segue sempre come un’ombra sarà il primo campanello di allarme a cui dovrai prestare attenzione ricordando che:

Se il cane non è in grado di stare da solo in un’altra stanza, non possiamo pretendere che sia in grado di stare in casa da solo.

CAUSA N°2: HAI CAMBIATO CASA

E se invece è il caso di un cane che non ha mai pianto se lasciato a casa da solo, ma ha iniziato a seguito di un avvenimento particolare come ad esempio un trasloco?

In questo caso bisogna osservare la situazione dal punto di vista del cane e chiedersi: che cosa può turbare un cane al punto da non sentirsi più a proprio agio in casa? L’arredamento, ovviamente! Ma anche l’improvviso cambio di contesto. E questa è esattamente la causa del problema che bisogna risolvere in casi come questi.

Se l’essere umano non ha difficoltà ad accettare luoghi sconosciuti, per il cane non sempre è così.

Il cane non ha la consapevolezza di cosa significhi cambiare dimora quindi per lui ritrovarsi di punto in bianco in un ambiente sconosciuto, con odori e rumori mai sentiti prima e senza nessun punto di riferimento è causa di profondo turbamento.

SOLUZIONE DA METTERE IN PRATICA

Il primo passo da compiere sarà prendere consapevolezza del suo stato d’animo e quello successivo sarà abituare il cane al nuovo ambiente in modo sereno e giocoso riducendo il più possibile stress e disagio.

Se per noi una situazione è scontata non significa che lo sia anche per il cane.

Sarà tuo compito fargli capire attraverso esperienze positive che l’ambiente attuale è un luogo sereno e sicuro.

Una buona idea è lasciare a disposizione del cane giochi, cucce e coperte della vecchia casa così da dargli un punto di riferimento chiaro e familiare e se ti è possibile introduci gradualmente il cane nella sua nuova casa. L’ideale sarebbe permettere al cane di visitare il nuovo ambiente per 1 o 2 ore, aumentando sia la durata delle visite che la frequenza settimanale e solo dopo che si sarà abituato potrai lasciarlo nella nuova casa da solo.

Vediamo come fare attraverso un esempio:

Settimana 1

  • Lunedì: 1 ore
  • Mercoledì: 1 ora e mezza
  • Venerdì: 2 ore (provando a lasciarlo a casa da solo 10 minuti)

Settimana 2

  • Lunedì: 1 ora e mezza
  • Martedì: 2 ore
  • Giovedì: 2 ore e mezza (provando a lasciarlo a casa da solo 20 minuti)
  • Venerdì: 3 ore

Settimana 3

  • Lunedì: 2 ore
  • Martedì: 3 ore
  • Giovedì: 4 ore
  • Venerdì: 4/5 ore
  • Sabato: tutto il giorno (provando a lasciarlo a casa mezz’ora)

Svolgere questo esercizio insegnerà al tuo cane che la sua nuova casa è un luogo sicuro e confortevole, inoltre in sole 3 settimane riuscirà a stare da solo e tranquillo per almeno mezz’ora.

Che cosa fare nella nuova casa?

Se il cane non presentava problemi a rimanere solo nella vecchia casa o in canile significa che è capace di gestire la solitudine tuttavia prova disagio nel nuovo ambiente. In questo caso dovrai fargli capire che l’ambiente in cui si trova è piacevole. Per farlo ci viene incontro un esercizio molto stimolante per il cane ovvero la ricerca.

Nascondi per casa dei würstel, dei pezzi di formaggio o qualsiasi snack gradisca il tuo cane e osservalo mentre cerca con impegno gli agognati bocconcini. Questo esercizio acquisisce maggior importanza specialmente nei casi in cui non è possibile visitare la casa precedente.

Grazie a questo semplice esercizio il cane esplorerà le nuove mura domestiche con allegria e positività prendendo confidenza con il nuovo ambiente.

Consiglio vivamente di utilizzare questo esercizio per mettere a proprio agio il cane in tutte quelle situazioni in cui è costretto a vivere un cambio repentino di contesto come ad esempio un affidamento momentaneo in un altro appartamento o l’adozione da canile. A maggior se il cane è stato abituato a condividere la gabbia con un suo simile, è probabile che la solitudine e la nostalgia si manifestino durante il primo periodo post-adozione e questo esercizio gli permetterà di farlo sentire a proprio agio nel nuovo ambiente.

Se invece il cane ha sempre manifestato il disagio nonostante gli anni e il tempo trascorso insieme a te, con tutta probabilità siamo di fronte ad un vero e proprio problema comportamentale che affronteremo nel prossimo paragrafo.

CAUSA N°3: PROBLEMA COMPORTAMENTALE

Sotto questa causa rientrano tutti quei cani che, a prescindere dall’età, hanno sempre manifestato disagio per l’assenza del proprietario. Quando si ha a che fare con un cucciolo (4-5 mesi) o un cucciolone (circa 1 anno) è errore comune credere che il problema si risolva con la naturale crescita del cane. Lascia che ti dica che non è così.

I problemi comportamentali non si risolvono mai con la naturale crescita del cane.

Anzi, al limite peggiorano!

Se il tuo ha sempre mostrato problemi ad accettare il distacco, con tutta probabilità soffre di ansia da separazione. Vediamo subito di cosa si tratta.

COS’È E COME NASCE L’ANSIA DA SEPARAZIONE

Il disturbo d’ansia da separazione è la paura persistente, intensa, e inappropriata della separazione dalla figura di riferimento. Quando avviene la separazione questi cani mostrano una disabilitante volontà di ricongiungimento con il proprietario che manifestano piangendo, abbaiando, ululando e talvolta attuando comportamenti distruttivi.

Nelle prime settimane di vita del cane l’ansia da separazione è un vissuto normale nei confronti della figura materna a causa della sua dipendenza da essa. Tuttavia passate le prime settimane il cucciolo inizia ad esplorare l’ambiente circostante allontanandosi per qualche minuto dalla madre. Questo processo è molto importante in quanto sviluppa in lui una prima forma di indipendenza e sicurezza in se stesso che gli permetterà, una volta adottato, di gestire correttamente le proprie emozioni.

SOLUZIONE DA METTERE IN PRATICA

Appurata che la causa dei continui pianti del tuo cane sia l’ansia da separazione, in questo paragrafo propongo un modo per vincerla definitivamente.

Se il tuo cane ha sempre pianto se lasciato a casa da solo, siamo di fronte ad un vero e proprio problema comportamentale.

Il trattamento del disturbo d’ansia da separazione è basato sulla terapia comportamentale che richiede sistematicamente delle separazioni regolari. In altre parole si lascia il cane a casa da solo per un periodo di tempo tale da non causare pianti e successivamente si lavora con l’obiettivo di incrementare questo lasso di tempo.

Le separazioni inizialmente saranno di breve durata e con il passare del tempo aumenteranno in base alla reazione del cane. Per aiutarti a svolgere correttamente l’esercizio ti guiderò passo passo attraverso un esempio pratico.

Supponiamo che il cane inizi a piangere dopo 10 minuti dalla tua assenza. Per osservare il cane mentre è a casa da solo ti consiglio di procurarti una telecamera da interno (costano circa una trentina d’euro). Il tuo compito sarà incrementare giorno dopo giorno questo lasso di tempo fino ad arrivare almeno a 2 o 3 ore.

“Come?!”

Seguendo questi 4 step:

  • Porta fuori il cane e consentigli di scaricare le energie:
  • Portalo a casa ed esci senza dire nulla lasciando al cane un masticativo (Kong ripieno, radice di Erica, corno di cervo etc.);
  • Dopo 8 – 9 minuti rientra come fossi semplicemente uscito da un’altra stanza;
  • Il giorno successivo procedi nuovamente dal primo punto aumentando di volta in volta il tempo d’uscita del terzo step di 5 minuti.

In una settimana, se tutto sarà andato secondo i piani, il tuo cane sarà in grado di restare tranquillo in casa da solo per più di mezz’ora. Un bel traguardo non trovi?!

Durante lo svolgimento dell’esercizio potrebbe capitare che il cane in tua assenza inizi a lamentarsi. In questo caso dovrai fare un passo indietro, lavorare sul lasso di tempo precedente e riprovare. Ti faccio presente che ci saranno giorni in cui il cane sembrerà regredire ed altri in cui farà la cosa giusta, è normale: non è un robot! Gioisci nei momenti giusti e non demordere se le cose si complicano.

Una cosa da tenere in considerazione durante l’esercizio sono le modalità con cui si esce e si entra in casa. Immagina di uscire da una stanza, è una cosa normalissima e tutte le volte che lo fai non saluti il cane come se stessi andando via, giusto? Fai la stessa cosa anche quando esci di casa. Nessun saluto, nessun biscottino. Esci come se niente fosse.

Quindi se solitamente poco prima prima di uscire di casa rassereni il cane dicendo: “Stai tranquillo la mamma (o il papà) arriva presto, mi raccomando comportati bene e fai il bravo”. Smetti subito!

La stessa cosa vale anche per il rientro specialmente se la scena che si presenta è questa: “Amore, mamma (o papà) è tornato a casa!!! Ti sei comportato bene? Hai fatto il bravo? Vieni che ti faccio tante coccole.”

Smetti subito!

“Perché dovrei evitarli?”

Eccessivi rituali andrebbero evitati soprattutto se il cane ha manifestato disagi in nostra assenza perché andremo a confermare il suo stato d’animo. Nostro compito invece è far capire che non c’è nessuna differenza tra la nostra presenza in casa e la nostra assenza.

Il comportamento del cane dipende dalle sue attitudini e dal suo carattere, dalla sua esperienza e dalle sue abitudini ed è influenzato dal contesto in cui vive.

BONUS: LA MIA ESPERIENZA PERSONALE CON RIO

Con questo ultimo paragrafo condivido la mia personale esperienza con Rio: tutte le azioni che ho fatto per permettergli di vivere la solitudine al meglio.

Il primo giorno che è entrato a far parte della mia famiglia aveva due mesi ed ero consapevole che aveva vissuto tutta la sua vita assieme a sua madre e agli altri 10 fratellini. Prima che arrivasse a casa mi ero assicurato di togliere dalla sua portata tutti gli oggetti potenzialmente pericolosi e di garantirgli una cuccia comoda e confortevole

Il passo successivo è stato mettere in pratica quanto spiegato in questa guida e pertanto ho permesso a Rio di stancarsi grazie ad una passeggiata di circa un’ora, l’ho riportato a casa e sono andato a fare una commissione cosciente che avrebbe dormito tutto il tempo durante la mia assenza. Tornato a casa dopo una ventina di minuti l’ho ritrovato acciambellato nella cuccia intento a risvegliarsi dal suo agognato pisolino.

Nei giorni seguenti non ho fatto altro che aumentare gradualmente la durata della mia assenza fino ad arrivare a 3-4 ore e continuando sporadicamente a lasciarlo a casa da solo per periodi di tempo variabili.

Il vantaggio che mi ha permesso di ottenere subito ottimi risultati è legato al fatto che ho iniziato a lavorarci fin dalla tenera età di Rio in modo che si abituasse fin da subito a gestire il distacco.

Quanto prima permetteremo al nostro cane di imparare a gestire le emozioni e tanto prima renderemo la sua vita più semplice e appagata.

Eccoci arrivati al termine di questa guida. Insieme abbiamo visto, a seconda dei casi, i motivi che spingono il cane a piangere quando si trova a casa da solo. Dopo aver analizzato la tua situazione ed aver individuato la causa del problema, ti ho fornito per ciascuna di esse la soluzione da mettere in pratica. Infine ti ho mostrato la mia personale esperienza con Rio. Spero vivamente che queste informazioni ti aiutino a superare definitivamente il problema del cane che piange quando resta a casa da solo.

Alla prossima!

Nicolas

PS: ammiro molto le persone che spendono il proprio tempo per comprendere il cane. Mi rendo conto tuttavia che non è semplice risolvere autonomamente i problemi con il proprio e per questo ti metto a disposizione un bottone qui sotto con la possibilità di prenotare una videoconsulenza con me per trovare la soluzione ai problemi comportamentali del tuo cane.